martedì 21 settembre 2010
Distruzione e Ricostruzione
La chiamano "aid industry". Sono gli aiuti umanitari delle nazioni ricche a quelle povere, pari a 130 miliardi di euro all'anno. Una montagna di soldi che si dovrebbe tradurre in cibo, ponti, strade, edifici,scuole, ospedali. In principio un'ottima cosa, in pratica un po' meno, per le promesse di spesa non mantenute, per i risultati, per la mancanza di coordinamento internazionale.
Se si scorre la classifica dei Paesi che ricevono gli aiuti, il primo è l'Iraq con 9,9 miliardi di dollari all'anno, segue l'Afghanistan con 4,9 miliardi, l'Etiopia con 3,3, la Palestina e il Vietnam con 2,6. Iraq e Afghanistan sono stati distrutti dalle nazioni donatrici guidate dagli Stati Uniti. La Palestina è sotto il tallone di Israele, alleata degli Stati Uniti, il Vietnam fu bombardato in modo così intensivo dagli americani e dai loro alleati che in seguito, per celebrarne il ricordo, fu prodotto il film "Apocalypse now". I primi due Paesi "donatori" sono, caso del destino, proprio i "bombardatori": Stati Uniti con 23,9 miliardi di dollari e Gran Bretagna con 7,4. Distruzione e Ricostruzione.
E' un meccanismo perfetto in quattro passi. Primo passo: si occupa il territorio e ci si impadronisce delle sue risorse. Secondo passo: si sviluppano così le industrie degli armamenti e si protegge il proprio sistema economico (ad esempio con il petrolio iracheno e con nuove basi militari in zone strategiche). Terzo passo: si aumenta il PILdel proprio Paese con la produzione di beni necessari inviati alla nazione distrutta (gli Stati Uniti vincolano i propri aiuti al fatto che almeno la metà di prodotti e servizi siano americani). Quarto: con gli aiuti si rafforza il nuovo governo "amico" insediato nel Paese a scapito delle opposizioni (di solito definite "organizzazioni terroristiche"). Un modello economico perfetto che crea la domanda attraverso la distruzione del Paese e l'offerta con la sua ricostruzione.
L'Italia ha fatto promesse su promesse per fondi umanitari, poi disattese. Ha però investito in armamenti, 131 Caccia Bombardieri dagli Usa per 15 miliardi di euro. Va considerato un investimento per il futuro, per il nostro PIL, per la Confindustria, non una spesa. Investire sulla distruzione conviene due volte.
Fonti: OECD, Financial Times
da http://www.beppegrillo.it/2010/09/distruzione_e_ricostruzione/index.html?s=n2010-09-18 Condividi
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Qualcuno ha parlato di Guerre Mondiali? No? Perchè la questione distruzione-ricostruzione mi sembra estremamente legato a quelle due guerre, specialmente alla seconda vista la crisi del 1929 (che ricordo essere stata causata non da una carenza di risorse ma da un ECCESSO che non si riusciva a smaltire), ma anche alla prima con la Belle Epoque. Forse che lo scopo della guerra non sia quello di conquistare, ma quello essenziale della sopravvivenza di questo sistema economico? O tutti e due? E allora forse senza il capitalismo, almeno queste motivazioni per le guerre non ci sarebbero, o sbaglio? E voglio ricordare, per ultimo, che la rivoluzione d'Ottobre, mise fine alla prima guerra mondiale in Russia. Ma io non ho detto niente.
RispondiElimina-llorian